Hanno suonato alla porta.

Chi è che suona alla mia porta? Nessuno mai suona alla mia porta. Mi sono affacciato sulle scale col pigiama, l’aria sonnacchiosa e tenerona (francamente irresistibile) e la maglietta con la scimmietta. Era l’omino che legge il gas. Ho detto all’omino che legge il gas che noi avevamo già mandato un sms (ovviamente non sapevo di cosa stavamo parlando, ma così mi era stato detto di dire e così ho detto) e lui ha fatto: eh, ma io devo leggere comunque.

E leggi, omino del gas. Segui la tua strada. Percorri quel cammino che si chiama vita.

Ogni volta l’omino del gas mi fa la stessa domanda, e cioè vuole sapere quale dei due contatori sia il mio. Io rispondo sempre: Fai una cosa a piacere. 

Comunque alla fine dice che ha risolto e così com’è venuto se n’è andato. Io sono tornato dentro pensando sono più bello con o senza barba, e nel frattempo ho sentito uno strano rumore come di un velociraptor che mangiava la testa di una vecchia per strada.

All’inizio ero un po’ ok, è la solita hipsterata. In effetti la sensazione è durata parecchio. C’è pure una parte centrale con la famiglia pazzerella che, con una fotografia diversa, sarebbe stata bene in qualsiasi commedia americana media. Gli ultimi 30 minuti però mi hanno stupito. Sono crudi, asciutti, e tutto è davvero riuscito secondo me. La scena finale è sì dolciastra, ma secondo me ci stava tutta. Lei però l’ho odiata sempre. Una Zooey Deschanel qualunque.

All’inizio ero un po’ ok, è la solita hipsterata. In effetti la sensazione è durata parecchio. C’è pure una parte centrale con la famiglia pazzerella che, con una fotografia diversa, sarebbe stata bene in qualsiasi commedia americana media. Gli ultimi 30 minuti però mi hanno stupito. Sono crudi, asciutti, e tutto è davvero riuscito secondo me. La scena finale è sì dolciastra, ma secondo me ci stava tutta. Lei però l’ho odiata sempre. Una Zooey Deschanel qualunque.

Moroso: Mi tratti sempre da scemo
Io: Ma quando mai!
Moroso: Sono il tuo zimbello
Io: Volevi solo usare la parola "zimbello"
La Cedrata Tassoni è sempre sul pezzo

La Cedrata Tassoni è sempre sul pezzo

La malinconia estiva è la stessa identica malinconia che c’è anche in inverno. Solo che fare lo sguardo da cucciolone sui mezzi pubblici viene un attimo meglio in inverno, visto che in estate siamo tutti dei rotoli di kekab che hanno passato troppo tempo vicino al fuoco. Ma la malinconia è la stessa, identica. Viene bene soprattutto la sera, nei paesi sul mare, quando il venticello ti soffia sulla faccia e ti riprendi un attimo e riesci a focalizzarti meglio sulle brutture della vita. A Milano non c’è un alito di vento, praticamente mai. Questo per dire che forse a volte è meglio così, perché la malinconia non è sempre poesia. A volte bisogna concentrarsi solo sulle cose belle.

Attenzione: Questo non è un post per dire che a volte la vita è bella. La vita è quando la pizza non arriva neanche fredda che tu dici vabbè me la mangio. È quando la pizza non arriva proprio.

Quelle sere che possono essere salvate solo da ripetute visioni (13) di High school musical

Comunque una volta mia sorella mi spinse a telefonare al famoso programma per bambini Solletico. Praticamente avevi la possibilità, se il tuo nome veniva estratto, di partecipare a questo quiz, e in palio c’era un giocattolo dei Playmobil. Potevi scegliere tra la casa ottocentesca e la nave dei pirati. A casa mia della nave dei pirati non gliene fotteva niente a nessuno, ma si poneva il dilemma: come potevo dire a Elisabetta Ferracini che io, un maschietto, volevo la casa? Mia sorella architettò un piano. Mi suggerì, qualora mi fossi trovato nella situazione, di dire che il giocattolo non era per me, ma per lei. Quindi sarei passato per maschietto generoso e non da omosessuale in calzoncini quale ero.

Ma Elisabetta Ferracini non mi richiamò quel giorno. Né i giorni a seguire.

(L’aneddoto finisce così).

Il giorno della domenica

Ieri ho passato il giorno della domenica facendo cose molto carine. Ve le racconto.

  • Ho visto il film Pompei. Pompei è quel film con Jon Snow in cui lui è uno schiavo-gladiatore molto fierce, ma a differenza di quell’altro film famoso che ha ispirato generazioni di tamarri senza personalità e con tatuaggi orrendi, qui il protagonista è anche cucciolino, e per buona parte del film si mette i capelli di lato come un’Emma Marrone qualsiasi. A un certo punto c’è questa cosa antipaticissima del Vesuvio che interrompe i pettorali di Jon Snow e questo gonnellino stupendo (voglio un gonnellino). Tutti corrono da una parte, ma da quella parte si muore. Poi corrono dall’altra parte e ci sono i cavalloni. Alla fine muoiono. La scena finale è la cosa più ubercheap che abbia visto ultimamente. A questo film di Jon Snow do 5 Jon Snow per Jon Snow, e 1 Jon Snow per il film con Jon Snow
  • Quanto ho mangiato questo weekend! E soprattutto: sono uscito per tre sere di fila. Che giovane disgustoso che sono. Mi prenderei a schiaffi da solo con le mani piene di Lego. Comunque: ieri sera siamo stati da Ham Holy Burger, questo posto molto carino in zona Moscova. Il locale è adorabile e il cibo molto yummy. La cosa particolare è che lì si ordina con l’ipad. Io ho un po’ di difficoltà coi prodotti Apple, devo dire. Cioè, ho un ipod per ascoltare i complessi musicali, ma ogni volta è un’impresa trovare questa canzone e finisco sempre per singhiozzare sulla linea rossa (Wagner). Alla fine siamo riusciti a ordinare e ho fatto anche l’inevitabile foto del cibo da mettere sui social. Mi ritengo soddisfatto.

Il mio programma della giornata è andare sotto una quercia millenaria e ringraziare la madre terra per questa pioggerella estiva provvidenziale, offrendole in sacrificio i vostri occhiali specchiati, numero 8 impiegati statali e la copia del romanzo l’Alchimista, che una mia compagna di università mi regalò pensando di farmi felice.

Almanacco
  • Stamattina ho scoperto che l’acronimo “ttyl” significa “talk to you later”. Ora, sapete bene che io e gli acronimi siamo distanti come Al Bano e Romina negli anni bui della loro relazione. E poi soprattutto questi acronimi dei giovani, questi acronimi con le lucine colorate che vanno a pile. Mi piacerebbe che un giorno gli unici acronimi accettati dalla legislazione italiana fossero BDUP (Buttati da un ponte) e OHAF (Ovviamente ho ancora fame). Ma è un sogno che coltivo con timidezza nella mia cameretta
  • Ieri, finalmente, ho visto il famoso film Drive. Lo so che sono in ritardissimo, lo so. Dall’inizio alla fine sono stato davanti all’ordinatore elettronico con quest’espressione di stupore che stava a significare Ma come fa un film a essere così cool? e Voglio essere questo film
  • Ieri sera, al giapponese, ho fatto quello che va fuori a fumare una sigaretta da solo e finge di avere dei pensieri per la testa mentre cammina, quando l’unico pensiero che veramente avevo in testa era gamberetti

Dice che passare l’estate in città è bello. Proprio bello. 

Sto ascoltando della musica pop al computer e sto ballicchiando. Sto ballicchiando. Guarda tu a volte le sorprese della vita.

It’s great here. It’s really great. Um, I don’t know… I went to this shrine today. And, um, there were these monks and they were chanting. And I didn’t feel anything, you know? And, um, I don’t know… I even tried ikebana, and John is using these hair products.

I just… I don’t know who I married.

I pantaloni corti di sera sono più urban easy chic, più hipster oppure più 11enne che dipinge una staccionata in un romanzo di Mark Twain? Il dubbio mi lacera e mi lascia sul pavimento a singhiozzare come un personaggio qualsiasi di General Hospital.