Sto guardando il secondo Hobbit e sono quasi arrivato a metà (sono alla scena delle rapide di Gardaland). A differenza del primo, questo qui è un attimo più svelto, anche se il titolo è pessimo. Del primo ricordo queste scene lunghissime di pranzi, che ok, però non è che un pasto può durare quelle quindici ore. Siamo nella Terra di mezzo, non a un matrimonio a Torre del greco. 

Comunque sia, ci sono le immancabili scene di taverne / prati / foreste stregate / ragni / Elfi - Kate Moss e Gandalf che fa lo smooth. Ma Legolas non aveva gli occhi scuri nel Signore degli anelli? Ci sono poi degli orchi noiosissimi che non finiscono mai e un’ombra misteriosa.

Un applauso a Lee Pace, che ha un’aria ambigua e dei capelli bellissimi. 

Una manciata di babes al Comic Con. Ma soprattutto: Riuscirà mai Kit Harington a indossare una maglietta decente?

Test della personalità - Come ti descriveresti?

- Allegro

- Introverso

- Uno di quei cosi di ceramica che si appendono ai termosifoni e che spesso hanno dei motivi floreali e nessuno sa a cosa servono (una volta uno ha chiesto e i servizi segreti l’hanno fatto sparire, ma nessuno dice niente perché la cosa è stata insabbiata)

The food issue

Ieri è stata una giornata di cibi. Anche se tutte le giornate sono giornate di cibi! Abbiamo pranzato sul tardino, come dei giovani che vivono il contesto metropolitano, e abbiamo fatto un morso al volo alla Focacceria San Francesco. Era almeno un mese che non mangiavo le mie panelle e devo dire che ho apprezzato tantissimo. E con contorno di questo arancino meraviglioso con le melanzane. 

1. Il cibo è davvero l’unica cosa. Ok dai, l’unica cosa col Natale, Jon Snow e i piumoni

2. Cucinatemi tantissime panelle e facciamo questo sentiero di mattoni gialli come nel Mago di Oz. Vi ho mai raccontato che, quando eravamo piccoli, mio fratello voleva mettere su una versione impromptu del Mago di Oz coi nostri amichetti del cortile? Io feci l’audizione per la parte del leone codardo, ma mi chiusero le porte in faccia. Giuro.

Ieri sera invece abbiamo provato un’altra hamburgeria. Mi dispiace, sushi, ma al momento sono hot hot hot per gli hamburger. Il posto in questione è Burger Wave, quello sul Naviglio col barcone, anche noto come Naviglio col barcone, non quell’altro.

Ho amato molto il cibo e le patatine senza colesterolo (giuro) e il bacon e l’uovo nel panino. A un certo punto però mi hanno rubato una patatina. Ora, io ho fatto il vago, però giusto quei dieci minuti dopo ho contattato i miei legali e ho tutte le intenzioni di procedere, perché in questo mondo c’è bisogno di giustizia. 

All in all, mi sentirei di promuovere questo locale, anche se, cioè, non è che mi potete fare un posto australiano senza un poster delle sorelle McLeod. A casa mia questa si chiama “scandalo”.

Moroso: Quando me ne vado secondo me tu fai una festa
Io: Che cos'è una festa? Com'è fatta una festa?

Prima mi sono appisolato sul letto. Poi a un certo punto mi è venuto il freddino (oggi avete visto che freddino?) e invece di mettermi sotto al piumone, ho deciso, saggiamente, di prendere la porzione del piumone dell’altro lato e di buttarmela addosso, in modo tale da lasciare scoperta l’altra parte del letto e di infagottarmi con un hot dog. 

Perché? Voi avete fatto cose più interessanti questo pomeriggio?

Il venerdì sera

Ieri mi sono preparato benissimo per l’aperitivo della sera. Del venerdì sera. Ho addirittura stirato una camicia! Ho preso il ferro da stiro, l’ho messo nel forno per scaldarlo (la stiratura prevede che il ferro sia caldo per poter poi dare una forma ai capi d’abbigliamento), l’ho tirato fuori dorato e croccante, ma morbido dentro, e ho stirato la mia camicia per la serata.

Sono poi uscito di casa a cavallo di un asino chiamato Pino, che mi ha portato alla fermata del tram. Avrei potuto prendere anche la metro, ma onestamente tra metro e tram preferisco il secondo. Se non siete d’accordo va bene comunque, cioè, ognuno deve avere le proprie opinioni. Però vi consiglio di andarvene molto lontano e di non farvi più sentire né vedere.

All’aperitivo del venerdì sera ho mangiato le polpettine. Non le ho contate, ma di sicuro saranno state almeno 15 o 16. Ho fatto anche quello che prima si siede sul pouf e poi sul divano, perché coi giovani funziona che durante la serata poi uno si alza, va in giro, va fuori a guardare la pioggia, rientra, e si siede in un posto diverso. Dice che alcuni giovani si divertono anche all’aperitivo. Io, per non saper né leggere né scrivere (cit.) ieri qualche risata me la sono fatta.

Ora, il fatto è che il posto dell’aperitivo del venerdì sera era molto vicino alla zona delle Colonne. E una delle persone che erano con me aveva una chitarra. Avete già fatto due più due, giusto? Erano almeno due mesi che non andavo in Colonne (che villano ripulito che sono) ed erano esattamente come me le ricordavo: una comune hippie senza i fiori e Simon e Garfunkel, ma con molto più gel per capelli. 

Ma poi, all’improvviso, l’intervento divino: la pioggia. Siamo scappati tutti come i cani durante lo spettacolo dei fuochi d’artificio e abbiamo deciso to call it a night. Mentre andavo a prendere il tram ho cercato di scacciare la tentazione facilona di descrivere poeticamente nella mia testa Milano di notte sotto la pioggia e, dopo soli 49 minuti di attesa, sono salito sul mio tram.

Ora, secondo voi da cosa si riconosce un hipster? Dai baffi? Dal risvolto dei calzoni? Dilettanti. L’hipster si riconosce dalla manica. Fateci caso. Ad ogni modo: sul tram c’erano un hipster e la sua amica aperta mentalmente e girata di lato a norma di legge e, ovviamente, mentre facevo finta di essere malinconico, mi sono messo a sentire i loro discorsi. Hanno parlato di fare il pane, di serate pazze e di un certo Carlos e di quando vivevano a Roma (non so perché, ma a un certo punto tutti si mettono a parlare di quando vivevano a Roma. È come fare il militare). 

Dopo 3 ore e un quarto sono tornato a casa. Per fortuna avevo con me quest’ombrellino carino e discreto che pianterò nel mio orticello, così a Settembre avremo questo raccolto di ombrellini a chilometro zero, ché di questi tempi uno non sa mai da dove vengono le cose.

E il “No, scusate” Award di questa settimana va a Pedrone Nostro con lo scettro di Sailor Moon

E il “No, scusate” Award di questa settimana va a Pedrone Nostro con lo scettro di Sailor Moon

Come ho scritto più e più volte, adoro andare dal barbiere. Ovviamente non mi piace il contorno, l’atto del camminare, l’atto dell’aprire la porta e chiedere chi è l’ultimo come con le vecchie dal dottore, i vari small talk quando ti mettono addosso la palandrana da circo. Mi piace farmi tagliare i capelli. Mi piace quando prendono la mia testolina tra le mani come una pallina da golf e quando il garçon mi passa la mano tra i capelli cortini cortini e li asciuga col phon. DI solito non amo che la gente mi tocchi. Ma coi capelli cortini faccio un’eccezione.

Hanno suonato alla porta.

Chi è che suona alla mia porta? Nessuno mai suona alla mia porta. Mi sono affacciato sulle scale col pigiama, l’aria sonnacchiosa e tenerona (francamente irresistibile) e la maglietta con la scimmietta. Era l’omino che legge il gas. Ho detto all’omino che legge il gas che noi avevamo già mandato un sms (ovviamente non sapevo di cosa stavamo parlando, ma così mi era stato detto di dire e così ho detto) e lui ha fatto: eh, ma io devo leggere comunque.

E leggi, omino del gas. Segui la tua strada. Percorri quel cammino che si chiama vita.

Ogni volta l’omino del gas mi fa la stessa domanda, e cioè vuole sapere quale dei due contatori sia il mio. Io rispondo sempre: Fai una cosa a piacere. 

Comunque alla fine dice che ha risolto e così com’è venuto se n’è andato. Io sono tornato dentro pensando sono più bello con o senza barba, e nel frattempo ho sentito uno strano rumore come di un velociraptor che mangiava la testa di una vecchia per strada.

All’inizio ero un po’ ok, è la solita hipsterata. In effetti la sensazione è durata parecchio. C’è pure una parte centrale con la famiglia pazzerella che, con una fotografia diversa, sarebbe stata bene in qualsiasi commedia americana media. Gli ultimi 30 minuti però mi hanno stupito. Sono crudi, asciutti, e tutto è davvero riuscito secondo me. La scena finale è sì dolciastra, ma secondo me ci stava tutta. Lei però l’ho odiata sempre. Una Zooey Deschanel qualunque.

All’inizio ero un po’ ok, è la solita hipsterata. In effetti la sensazione è durata parecchio. C’è pure una parte centrale con la famiglia pazzerella che, con una fotografia diversa, sarebbe stata bene in qualsiasi commedia americana media. Gli ultimi 30 minuti però mi hanno stupito. Sono crudi, asciutti, e tutto è davvero riuscito secondo me. La scena finale è sì dolciastra, ma secondo me ci stava tutta. Lei però l’ho odiata sempre. Una Zooey Deschanel qualunque.

Moroso: Mi tratti sempre da scemo
Io: Ma quando mai!
Moroso: Sono il tuo zimbello
Io: Volevi solo usare la parola "zimbello"
La Cedrata Tassoni è sempre sul pezzo

La Cedrata Tassoni è sempre sul pezzo

La malinconia estiva è la stessa identica malinconia che c’è anche in inverno. Solo che fare lo sguardo da cucciolone sui mezzi pubblici viene un attimo meglio in inverno, visto che in estate siamo tutti dei rotoli di kekab che hanno passato troppo tempo vicino al fuoco. Ma la malinconia è la stessa, identica. Viene bene soprattutto la sera, nei paesi sul mare, quando il venticello ti soffia sulla faccia e ti riprendi un attimo e riesci a focalizzarti meglio sulle brutture della vita. A Milano non c’è un alito di vento, praticamente mai. Questo per dire che forse a volte è meglio così, perché la malinconia non è sempre poesia. A volte bisogna concentrarsi solo sulle cose belle.

Attenzione: Questo non è un post per dire che a volte la vita è bella. La vita è quando la pizza non arriva neanche fredda che tu dici vabbè me la mangio. È quando la pizza non arriva proprio.